{"id":483,"date":"2020-06-02T09:22:16","date_gmt":"2020-06-02T06:22:16","guid":{"rendered":"https:\/\/conserbil.esteri.it\/news\/dal_consolato\/2020\/06\/messaggio-di-s-e-l-ambasciatore\/"},"modified":"2020-06-02T09:22:16","modified_gmt":"2020-06-02T06:22:16","slug":"messaggio-di-s-e-l-ambasciatore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/conserbil.esteri.it\/it\/news\/dal_consolato\/2020\/06\/messaggio-di-s-e-l-ambasciatore\/","title":{"rendered":"Messaggio di S.E. l&#8217;Ambasciatore Bruno Antonio Pasquino, in occasione del 74\u00b0 anniversario della Repubblica Italiana, ai connazionali residenti in Iraq e nella Regione Autonoma del Kurdistan Iracheno"},"content":{"rendered":"<p>Scrivere un messaggio destinato ad un pubblico che non lo ascolter\u00e0 mai, rende ancora pi\u00f9 difficile lo sforzo di mettere in parole il dolore, lo straniamento, la sensazione che lo strazio di questi mesi comporti un cambiamento profondo delle nostre vite. Ma se davvero nulla sar\u00e0 pi\u00f9 come prima, dove si troveranno le parole per raccontare quanto avvenuto nell\u2019arco di pochi mesi e che sar\u00e0 impossibile dimenticare?<\/p>\n<p>Oggi, 2 giugno 2020, ricordiamo il 74mo anniversario della nascita della nostra Repubblica, una giornata che non pu\u00f2 che essere marcata dal sentimento di dolore per ci\u00f2 che il mondo intero, non solo il nostro Paese, sta vivendo, aggravato dalla lontananza forzata dai nostri cari e dall\u2019incertezza riguardo il termine di questa terribile esperienza.<\/p>\n<p>A differenza di un tradizionale discorso per celebrare una ricorrenza che infonde orgoglio, soddisfazione, consapevolezza dell\u2019enorme sacrificio sostenuto da chi ci ha preceduto nel ricostruire, dopo una guerra mondiale e la lotta contro il nazifascismo, un Paese distrutto, in questa occasione non si riesce ad evitare di concentrare il pensiero, e le parole, sulla tragedia che stiamo attraversando.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che ha colpito tutti noi, ancor pi\u00f9 dell\u2019elevatissimo numero delle vittime, \u00e8 stata l\u2019impossibilit\u00e0 di vivere un momento, intenso, di commiato, civile o religioso, dai nostri cari; anche per questo una delle immagini che pi\u00f9 di ogni altra rimarr\u00e0 impressa nella memoria di noi tutti sar\u00e0 la fila di camion militari che portavano le salme dei defunti nella notte di Bergamo: era il 18 marzo, data che potrebbe assurgere a simbolo di tutte le vittime del virus. Se mai c\u2019\u00e8 una morte ancora pi\u00f9 insopportabile, \u00e8 quella vissuta in solitudine, accompagnata solo dai nuovi eroi delle nostre societ\u00e0, i medici ed infermieri, unici a combattere quotidianamente, senza sosta e riposo, stando vicino fino all\u2019ultimo di coloro che non hanno potuto salvare.<\/p>\n<p>Anche nei giorni in cui il dolore sembrava soffocare la speranza, vi sono stati segnali della forza insopprimibile della vita e della voglia di riconquistarla. Come ci insegnano gli uomini di fede, ci\u00f2 che \u00e8 decisivo per determinare il suo valore non \u00e8 la quantit\u00e0 di cose realizzate, ma l\u2019amore con cui \u00e8 stata vissuta. Quando il prodotto delle nostre azioni si esaurir\u00e0, il sentimento con cui le abbiamo effettuate, rimarr\u00e0 come una traccia indelebile.<\/p>\n<p>Questa terribile esperienza che il mondo intero ha vissuto, e dalla quale cominciamo a vedere la fine, ci ha ricordato alcuni principi fondamentali del vivere civile in societ\u00e0 che condividano valori comuni: prima di tutto, l\u2019insopprimibile dignit\u00e0 di ogni vita umana, il dovere di ognuno di noi di tutelare s\u00e9 stessi, tutelando e rispettando i diritti fondamentali (la vita) altrui.<\/p>\n<p>Malgrado l\u2019inevitabile sensazione di straniamento, quindi, dobbiamo evitare che questa esperienza ci costringa in recinti prima mentali, e poi fisici: bisogna evitare che i confini necessari al contenimento epidemiologico diventino muri di una patologia che vede nello straniero il portatore di contagio.<\/p>\n<p>L\u2019Italia tutta ha dato prova di un\u2019ammirevole disciplina e di una tenuta morale e capacit\u00e0 di adattamento che pochi le avrebbero riconosciuto, basandosi sui tradizionali stereotipi. Adesso, dovremo adattarci alla \u201cnuova normalit\u00e0\u201d perch\u00e9 si avveri la frase di uno dei Padri dell\u2019Europa, Jean Monnet, che nel 1954, dopo un voto che sembrava costituire la pietra tombale del sogno di pacificazione e, successivamente, di unificazione europea: \u201c l\u2019Europa si forger\u00e0 nelle crisi e sar\u00e0 la somma delle soluzioni trovate per quelle stesse<br \/>crisi\u201d. E\u2019 esattamente ci\u00f2 che sta accadendo in questi giorni, a livello continentale e nel nostro Paese.<\/p>\n<p>Il Covid-19 ha lanciato all\u2019Italia, a tutti noi, una sfida senza precedenti: siamo tutti esposti e solo tutti insieme possiamo uscirne fuori. Collaborare non \u00e8 solo nel nostro interesse, ma \u00e8 un preciso dovere a fronte di quelle garanzie di assistenza equa ed efficace su cui possiamo contare, in quanto cittadini di un Paese democratico e liberale. La responsabilit\u00e0 di milioni non si pu\u00f2 imporre con la forza: deve poter contare sullo sforzo volontario e consapevole, quotidiano, dei singoli. E\u2019 questo dato di fatto che distingue i nostri sistemi<br \/>liberali dai sistemi dittatoriali.<\/p>\n<p>Gli Italiani sono vittime di stereotipi come poche altre nazioni: tutti credono di conoscere lo \u201cspirito\u201d di oltre 60 milioni di persone. Due aggettivi vengono spesso associati, \u201csocievoli\u201d ed \u201cindisciplinati\u201d. Eppure, nei momenti difficili come la II guerra mondiale, il terrorismo, il covid, abbiamo tirato fuori risorse sorprendenti. Non bisogna mai sottovalutarci. Paragonata a tanti altri paesi, l\u2019Italia \u00e8 un piccolo lembo di terra, povera di risorse naturali, ma che da 2.500 anni riesce a stare sul palcoscenico della Storia in virt\u00f9 del<br \/>\u201cgenius loci\u201d che \u00e8 espressione delle multiformi e contraddittorie virt\u00f9 e qualit\u00e0 dei suoi abitanti.<\/p>\n<p>Queste caratteristiche ci hanno permesso di ritrovare, anche grazie alla lotta contro questo nemico invisibile, la consapevolezza e l\u2019orgoglio di quanto l\u2019Italia sia un grande Paese, capace di essere un modello nel mondo non solo per come si mangia, ci si veste, si lavora, si fa arte e musica, ma anche come una Democrazia cura i suoi cittadini e li difende, con ogni mezzo, persino da una<br \/>pandemia, magari riprendendo uno straordinario proverbio africano: da soli si va pi\u00f9 veloci, insieme si va pi\u00f9 lontano.<\/p>\n<p>L\u2019insieme di questi valori di noi Italiani sono altrettanto bene espressi da un fantastico aneddoto citato da Winston Churchill in una intervista concessa ad uno dei pi\u00f9 grandi giornalisti italiani, Indro Montanelli: nel pieno della guerra e dei bombardamenti nazisti, Churchill, visit\u00f2 una zona di Londra particolarmente colpita dalle bombe nemiche e vide appesa ad un negozio di barbiere una targa con la frase che divenne uno dei simboli dello spirito indomito inglese: we are open, it is business as usual. Preso dall&#8217;entusiasmo,<br \/>grid\u00f2 che la guerra era qualcosa di infernale, e che, tuttavia, essere alla guida di un popolo come quello inglese lo riempiva di orgoglio e compensava ogni bruttura. Ma, a chi, diversi anni dopo, ripeteva il racconto, aggiungeva: &#8220;Nessuno di quelli che stavano con me ebbe il coraggio di dirmi che quel negozio era di un Napoletano di nome Pasquale Esposito!&#8221;.<\/p>\n<p>Questa forza d\u2019animo vale anche per il periodo in cui stiamo entrando, dopo i bui mesi trascorsi, leggendo le statistiche quotidiane dei morti, chiedendoci quando avremmo potuto rivedere i nostri cari, godere del loro affetto, riscoprire la gioia \u201cfisica\u201d della loro vicinanza.<\/p>\n<p>Ma la ricorrenza del 2 giugno 2020 deve valere per ricordare il lavoro quotidiano di questi mesi; il rapporto con i colleghi con cui si \u00e8 vissuto l\u2019esperienza della convivenza, forzata s\u00ec per colpa della clausura imposta dai vincoli sanitari, ma arricchita dalla scoperta dell\u2019umanit\u00e0 di ciascuno di loro; il senso di svolgere un ruolo anche in momenti cos\u00ec speciali e, si spera, irripetibili; il rapporto con gli amici, colleghi, interlocutori iracheni e stranieri che hanno vissuto con noi le difficolt\u00e0, senza che queste diventassero mai ostacoli insormontabili. Sono questi, solo alcuni, dei ricordi che porteremo con noi al termine della nostra esperienza in questo Paese.<\/p>\n<p>L\u2019Ambasciata d\u2019Italia in Iraq, in questo giorno cos\u00ec speciale vuole quindi esprimere uno tra i tanti auspici che questo periodo di difficolt\u00e0 inusitata, di tragedie personali, di crisi economica, sono comuni ai cittadini italiani: la speranza che, passata la tempesta, l\u2019Italia si riscopra comunit\u00e0 unita, fondata su valori espressi nella nostra Costituzione, recepiti e tradotti nei Trattati europei, esattamente come ciascuno dei membri di questa Rappresentanza italiana all\u2019estero sente di far parte di un organismo unito e vitale, che opera per raggiungere obiettivi condivisi. Certamente, abbiamo appreso che questi momenti si possono superare solo se li affronteremo uniti per risollevarci insieme, per festeggiare l\u2019anno prossimo il ricordo della nascita della nostra Repubblica,<br \/>democratica, libera, costituzionale, senza dimenticare, con dolore, chi non sar\u00e0 pi\u00f9 con noi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Scrivere un messaggio destinato ad un pubblico che non lo ascolter\u00e0 mai, rende ancora pi\u00f9 difficile lo sforzo di mettere in parole il dolore, lo straniamento, la sensazione che lo strazio di questi mesi comporti un cambiamento profondo delle nostre vite. 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